La storia di Ombra in un archeologia Industriale inizia da qui:
Ombra nasce dall’idea di Gianluca Maver e Letizia Donati. L’incontro con questo spazio, è avvenuto durante il Covid. Abitare la provincia, dopo anni passati con il desiderio di ritornare in città, si trasforma in una nuova occasione per vedere con occhi diversi quello che ci circonda e amarlo in modo nuovo.
Avere a disposizione spazi ampi, natura, zone di margine ancora da esplorare diventa per noi risorsa.
Siamo andati alla deriva, percorrendo il nostro territorio e i comuni vicini, poi le nostre biciclette sono arrivate per caso in via Ammiraglio Burzagli, al numero 77a e lì è iniziata una grande storia d’amore, che ci ricollegava alle nostre storie e passioni.



Ombra abita un’archeologia industriale che racconta la storia del passato manufatturiero di Montevarchi. Un edificio che è stato, prima un cappellificio, e poi un calzaturificio: le due realtà produttive che hanno contraddistinto la fine dell”800 e tutto il ”900 di questo centro urbano in provincia di Arezzo. Nell’Ottocento faceva parte del grande complesso Cappellificio Rossi, poi, nei decenni dopo la seconda guerra mondiale con la crisi del cappello, lo stabile viene acquistato e convertito in calzaturificio.







3+1 è stato il nome del calzaturificio, che produceva scarpe da donna, distribuite in Italia e all’estero, che produceva anche per conto terzi, per Melluso e poi per i Pellettieri di Italia, con Granello, ovvero Prada. Le scarpe 3+1 sono comode, confortevoli, realizzate con pellami di alta qualità. Le scarpe da portare tutti i giorni, varietà di francesine e scarpe con tacco medio. All’inizio del 2000, la produzione è per Prada e Miu Miu, come testimoniano carta modelli e registri di produzione negli archivi che abbiamo trovato.
L’area è rimasta congelata nel tempo, perché era vincolata. Quello che per tanti è stato un limite l’ha salvata dalle trasformazioni edilizie che hanno visto la demolizione di altri manufatti industriali, e l’ha portata a noi, mal messa ma comunque ancora con la sua struttura originaria dei tempi del calzaturificio.









Le nostre storie avevano dei legami con lo spazio: Gianluca, per puro caso, per il suo progetto Web_2010 aveva fotografato alcune grandi ragnatele, nella falegnameria che c’è stata dopo la chiusura del calzaturificio; io ho scoperto che era la fabbrica del marito della mia maestra delle elementari, con cui appena rientrata a Montevarchi, incinta, sferruzzavo, entrambe a fare copertine in lana, in attesa di un bebè…un figlio per noi, un nipote lei.
Mandrone, Hangar, Spaziozuma, lo abbiamo chiamato in tanti modi da quando abbiamo deciso di prenderlo. Affascinante, stupefacente, grande e tutto da sistemare… un’impresa titanica, ma lo abbiamo fatto.
Al suo interno tutto era fermo. Alcune zone erano state usate per altri usi, negli anni successivi alla chiusura, ma le tracce della fabbrica erano forti e vive. Lo schedario rosso per timbrare l’orario, la cucina con i suoi componibili anni ’70 e il tavolo in formica, i bagni e spogliatoi con piastrelle celestine e file di attaccapanni. Ma, soprattutto, la zona degli uffici, era rimasta come se tutti fossero usciti il giorno prima. Un salto nel tempo di venti anni: nonostante il muschio sul soffitto, l’acqua sopra le scrivanie olivetti synthesis, perché ci pioveva dentro; le scrivanie in laminato bianco gonfiate dall’umidità erano allestite ancora con i fogli sul ripiano, con i contenitori per i timbri, le penne e poi …l’archivio! Scaffali e cassettiere contenevano faldoni dal 1970 al 2000 ancora come se la fabbrica fosse aperta.
Essere lì, all’inizio, è stato veramente immaginare e sentire la vita delle persone che ci hanno lavorato, con tutta l’intensità che un’ambiente di lavoro comporta. Storie di persone e di imprenditorialità, di capacità, abilità, estro …quello che oggi amiamo chiamare savoir-faire.






Così il lavoro si è sdoppiato: da una parte abbiamo iniziato il risanamento e restauro, mettendo in campo le nostre abilità manuali, dall’altro abbiamo selezionato i materiali, in modo da conservare quello che per noi è ora un piccolo patrimonio, ovvero la storia di una attività manufatturiera, raccontata attraverso le veline delle fatture dei primi anni settanta, il quadro serigrafico per dipingere il logo, le cartelline con i disegni dello stand per le fiere, i carta modelli e oltre un centinaio di scarpe, tutte ben conservate e rigorosamente uniche e o destra o sinistra. Quando abbiamo trovato una serie di coppie è stata una gioia infinita!
Ombra è stato un lavoro di recupero e conservazione architettonico, dove le tracce, come i calcinacci, sono per noi memoria da conservare e al tempo stesso da reinterpretare. Colori e materiali sono stati conservati, risanati e integrati con tocchi sempre ben calibrati. Il nuovo entra vibrante come uno squillo di tromba e i materiali nuovi sono impiegati nella loro essenza, crudi, senza ricercare una decorazione.
Un lavoro che si anima attraverso dissonanze, equilibri misurati, dove la storia, il passato, la memoria hanno spazio per parlare e sono l’habitat ideale per la nuova contemporaneità che di volta in volta creiamo.
Memoria&storia, ora, sono parte di Ombra. Racconto di una comunità che si è riconosciuta e che il giorno della nostra inaugurazione ha condiviso storie di vita vissute al suo interno, che ci hanno emozionato e che piano piano ci piacerà poter raccogliere. L’archeologia industriale diventa occasione di condivisione e possibilità di ricostruire un tessuto sociale attraverso la narrazione.
Ombra è una storia di passione e impegno, dove gianluca e letizia non si sono persi d’animo, ma follemente si sono buttati in una avventura che li ha visti progettisti e esecutori, proseguendo una tradizione dove la manualità è portatrice di scoperta del sé e delle risorse individuali.
grazie ombra per averci rivelato tutto questo.





















ombra è un piccolo giardino con 2 rose moderne degli anni ’70
ombra è un loft per eventi, mostre, laboratori, incontri, che era la falegnameria del cappellificio rossi, dove si facevano le forme e poi l’aggiunteria del calzaturificio.

ombra è lo studio di gianluca nella modelleria del calzaturificio
ombra è lo studio di letizia nella cucina del 3+1 , con piastrelle celestine
ombra è un bagno progettato per utenza ampliata
ombra è un “piccolo omaggio al 3+1”, un “piccolo museo della scarpa” con lo showroom anni ’70 e i materiali di archivio

ombra è archivio di modelli a noleggio per modellisti
