
All’ombra del 3+1 è la mostra con cui Ombra, con il suo primo recupero, si apre ufficialmente agli altri. Abbiamo scelto di inaugurare con un omaggio alla memoria dello spazio e della famiglia Tanci, precedente proprietaria, che amorevolmente ci ha lasciato il testimone e tanta testimonianza di un passato di manifattura, made in Italy.
Per la prima volta Gianluca Maver, non ha perlustrato come un fotografo che coglie le atmosfere e le interpreta. I suoi occhi e spirito erano proiettati unicamente al risanamento per poterci finalmente trasferire. Sapeva che lasciarsi coinvolgere avrebbe procrastinato, quello che era per noi una necessità.
Abitare quegli spazi, ripulirli, svuotarli era però cancellare qualcosa di importante. Noi avevamo avuto la possibilità di fare un viaggio nel tempo e ci rendevamo conto che era qualcosa che avremmo voluto condividere anche con il nostro territorio, dove la lavorazione della scarpa è parte di una comunità.
Prima di cancellare le tracce, i nostri occhi sono stati affidati ad un gruppo di fotografe a cui Gianluca aveva tenuto dei workshop, grazie all’associazione Fotoamatori Francesco Mochi, un circolo fotografico del posto molto attivo nel Comune.
Francesca Becattini, Vania Bonomelli, Francesca Calvelli, Iole Montefusco, Sara Papi.
E’ stata interessante la modalità del coinvolgimento, che ci piace raccontare. Francesca Becattini è stato il nostro primo contatto e grazie alla sua intuizione di fare un lavoro corale, abbiamo formato il gruppo, che ha risposto con entusiasmo al nostro invito. Abbiamo mostrato gli spazi, raccontato la storia del posto e le vicessitudini che ci hanno portato lì. Soprattutto abbiamo lasciato che lo spazio si mostrasse a loro e che loro fossero libere di muoversi per essere catturate e entrare in risonanza con ciò che era più congeniale per ciascuna. Un lavoro che è durato nel tempo, che ha accompagnato le nostre fatiche, sconforti, gioie dei piccoli risultati, scoperte e ritrovamenti. Loro ci hanno donato amore, energia e un tesoro inestimabile che è il racconto per immagini. 5 donne e poi Andrea Lunghi, fotografo, amico elbano. Man mano che il lavoro cresceva, nel progetto di documentazione e interpretazione è stato coinvolto anche Andrea. La sua presenza era per noi importante, perché con lui abbiamo un legame importante legato all’esperienza di condivisione dell’Eremo di Santa Caterina a Rio nell’Elba, iniziata con una residenza di Gianluca e il progetto Legenda Aurea che ne è seguito. Andrea, con i suoi lavori sull’eremo, sa cogliere presenze e l’immateriale, catturare il tempo e l’anima. Non poteva non essere con noi fin dall’inizio in questa nostra avventura!
alcuni scatti dell’allestimento




Il progetto
La restituzione è frutto di un lavoro lungo, intenso e condiviso che ha accompagnato il cantiere.

Lavoro manuale e cantiere si accompagnano alla storia del luogo, caratterizzato dalla presenza delle tracce del calzaturificio.
Per noi l’inaugurazione non è stato soltanto mostrare il lavoro delle fotografe e fotografo, non è stato soltanto mostrare gli spazi recuperati, abbiamo avuto il desiderio di restituire la memoria manufatturiera. In un allestimento che ha interpretato materiali ritrovati abbiamo ricostruito alcune fasi di attività lavorativa, vita e produzione all’interno dell’allora fabbrica. Produzione artistica e documentaristica hanno dialogato conferendo al set up la chiave di lettura che desideriamo affrontare all’ombra.
Crediamo che l’archeologia industriale possa essere uno strumento di coesione di una comunità, che attraverso di essa si possa attivare un processo di rigenerazione urbana grazie al quale i nostri centri, ormai depauperati, si possano a poco a poco rivitalizzare, con piccole, semplici azioni.
Perché la manifattura è importante? Perché promuovere azioni e attività dove si impara facendo? Il lavoro manuale, secondo la nostra esperienza, è salvifico, rigenerativo, potente. L’azione del fare, in un tempo di iperconnessione, ha la capacità di riconnetterti a quella parte più profonda di noi stessi, può portarti a scoprire nuove abilità e renderti a livello neurologico attivo e prestazionale. Fare insieme è comunità e scoperta. Fare da soli può aiutarti a capire che con le cose piccole e semplici si può fare molto e sviluppare una sensibilità ecologica e attenta al riuso, serve per non perdersi mai d’animo e affrontare la vita, semplicemente perché vedere il frutto del proprio lavoro è benefico!

01#E’ TEMPO DI
abbiamo amato da subito uno spazio abbandonato che era stato un cappellificio e poi un calzaturificio e lo abbiamo scelto come nostro nuovo studio e spazio per costruire nuove possibilità. lo abbiamo amato e piano piano recuperato con le nostre mani. era pieno di tracce del passato, che desideravamo conservare.
abbiamo chiesto ad alcune fotografe e un fotografo di documentare i lavori e lo spazio, di muoversi all’interno esplorando l’oggi e l’ieri, interpretandolo.
ALL’OMBRA DEL 3+1
è il lavoro di:
francesca becattini
vania bonomelli
francesca calvelli
andrea lunghi
iole montefusco
sara papi
risonanza
stupore
tracce
amore
memoria
scrigni
sono le parole che ci hanno donato, insieme ad una memoria inestimabile che conserviamo con amore



una piccola selezione degli scatti


























